Lezione del Mattino :
E’ tempo che io vi parli di Prince.
Che mi parli di Prince.
Oggi, tre mesi fa, lo avrei accarezzato l’ultima volta.
Quando abbiamo scoperto il male, non c’era nulla da fare.
Ma poche settimane sono diventate otto mesi. Bellissimi. Perché regalati.
Ma soprattutto perché da Prince ho imparato tutto.
Me ne ha dato il tempo.
Kristian mi disse : “ Non ti permetto di vivere questo lutto. Non voglio che tu lo viva come hai fatto con Byron”. Ci si arrabbia sapete ? Quando ti impediscono di vivere le emozioni liberamente.
Si fanno proteste in piazza per cose come questa.
Ma se sai che una persona vuole il tuo bene, ingoi la rabbia e pensi.
E Kristian aveva ragione.
Ho trascorso l’ultimo mese in veranda. Ho dormito con lui ogni notte.
Ho sperato ogni mattina di trovarlo addormentato. Ho sperato.
Invece ho capito lì, come dovevo affrontare questo lutto.
Guardandolo in faccia.
Cosa che con Byron non ho avuto il coraggio di fare.
Tre mesi fa, oggi, mi sono alzata come se dovessi presentarmi ad un esame.
Ero emozionata , spaventata e disperata.
Prince non ci dava più la zampa da una settimana. Era il gesto che faceva sempre. Con tutti.
Non c’è stato giorno della sua vita che fosse trascorso senza che ti desse la zampa mille volte in un giorno.
Ho provato anche quella mattina. Niente.
Mi sono vestita bene. Ho amato ogni ultimo attimo. Vissuto senza fuggire.
E’ arrivato Andrea. Appena lo ha visto gli ha dato la zampa. Non una, tante volte.
Ci siamo guardati. Gli occhi si sono riempiti di consapevolezza, le labbra hanno sorriso.
Avevo trascorso l’ultimo mese guardando il suo respiro. Continuamente.
Non so come ci si accorge che la morte ti porta via. Guardavo il suo torace, smunto, ma bellissimo.
E il torace si muoveva sempre, onde lente che accarezzano la sabbia.
Qualche volta erano impetuose addosso agli scogli delle sue costole.
Poi tornavano ad essere dolci.
Ci siamo seduti vicino a lui e abbiamo messo la mano sul suo corpo.
Si è addormentato, in pochi attimi.
Era così stanco, aveva bisogno di dormire.
Ero così sollevata nel vedere il suo corpo riposare finalmente bene.
Poi Andrea ci ha guardati. Gli occhi hanno detto si.
E così ho visto.
Quando è arrivata l’ho vista. E l’ho sentita. Avevo la mia mano sul suo cuore.
Prima si sono fermate le onde. Come quando il mare lo vedi in foto e non dal vivo.
Fermo. Immobile.
Poi, dopo un tempo che mi è sembrato lunghissimo, si è fermato il cuore.
Da quel momento ho capito.
Improvvisamente è diventato magrissimo, vuoto.
Dal suo corpo erano usciti i 21 grammi.
Dell’anima.
E sono entrati direttamente nelle nostre mani.
Perché in quel momento io e Kristian ci siamo abbracciati e credo sia stato il momento di tutta la mia vita nel quale mi sono sentita traboccante di amore.
Ma una dose così grande da non avere spazio a sufficienza.
Un infinito, immenso, inesauribile amore. Io lo chiamo così, perché non so come altro descrivere quel momento.
Abbiamo condiviso questo abbraccio con Andrea, e abbiamo ringraziato Prince.
Per averci insegnato ad accettare che le onde, ad un certo punto, si fermano.
Come quando fotografi il mare.
Ma soprattutto ci ha insegnato che se tieni una mano sul cuore, l’anima attraversa la carne e si trasferisce in un altro cuore, continuando a vivere.
Per sempre.
—
Non avevo imparato nulla dall’ eutanasia di Byron.
Ho imparato tutto da Prince, ho fatto pace con il lutto figlio dell’eutanasia.
Anche se sono rimasta senza fiato, senza parole, con lo stomaco chiuso, con fiumi di lacrime, disperata, con un dolore fisso dove nasce il respiro e muore la voce, malgrado tutto questo, sono stata inondata da una moltitudine di amore.
Un giorno, quando la voce ed il respiro torneranno normali, spero di riuscire a spiegare con più lucidità quanto Amore c’è stato in questa morte.
Ti amo Prince.







