Vita da Resort:
Avevo ancora il foglio rosa. C’è ancora il foglio rosa ? Non lo so.
Insomma quel pezzo di carta che dice che stai cercando di ottenere la patente di guida, ma non ce l’hai ancora.
Tornai a casa un venerdi sera dopo la lezione di teoria con quel foglio. Avevo 18 anni e 10 giorni.
Mio padre è uomo di poche parole. Pochissime. Quasi nessuna.
“Domenica guidi tu”.
La domenica si andava sempre a Verona, dai parenti.
Così a diciotto anni e dieci giorni ero alla guida di un auto con dentro 4 persone, più la pilota.IO.
Mio papà, mia mamma, i miei nonni materni.
Al tempo si faceva la Nazionale, per risparmiare sull’autostrada.
Si entrava a Vicenza Est, non a Dueville.
Ricordo come fosse ieri. Sono passata col rosso al semaforo di Dueville. Mio padre non disse nulla.
Dopo un chilometro.
“Sei passata col rosso”.
“Dove ? Quando ? Impossibile…”
” Vedrai che non lo dimenticherai più”.
Non l’ho più dimenticato.
L’autostrada mi fece fare grandi chiazze sotto le ascelle.
Mani, piedi, occhi, respiro, orecchie. Tutto sincronizzato.
Gli specchietti. Tre.
Prima, seconda, terza, quarta, quinta.
Il contagiri. Per non sprecare benzina.
Parcheggiai e feci di tutto perché tutti vedessero che avevo guidato io. Tutto da sola.
Senza sbavature, solo quel maledetto semaforo.
Ma un errore sarà pur lecito dopo tanta perfezione.
Be sono anche dovuta scendere dall’auto al casello perché non arrivavo con i soldi dal casellante, ma insomma quello era solo un errore di valutazione.
Tutti mi accolsero come una eroina.
“Bravissima, tutto da sola ? Ancora senza aver fatto guide ? Davvero brava, vero ?” Tutti mi elogiavano come una star, guardando mio papà.
” Potremo essere tutti morti “.
E li mi sono sentita morire sul serio.
Non conta credere di aver fatto tutto bene.
Conta di più l’unico errore che fai.
E l’errore diventa immenso soprattutto quando lo sottovaluti e ti giustifichi.
Un errore resta un errore.
L’arroganza dei miei diciotto anni e dieci giorni mi fece pronunciare una frase vendicativa “Se è per questo col foglio rosa non posso avere passeggeri”.
Mio padre è uomo di poche parole. Quasi nessuna.
Per questo me le ricordo tutte.
” Potevamo essere morti o in galera”.
Un errore l’ho fatto perché ero distratta,
l’altro perché mi sentivo invincibile.
Poi il destino decide come farti pagare gli errori o come imparare da essi per non ripeterli più.
Allacciamoci le cinture.







