Vita da Resort:
Noi non abbiamo un pollaio. Forse non ce l’avremo mai.
Avrebbe una vita corta e una morte violenta.
Però io di galli e galline ne so.
La mia cameretta da signorina dava sul pollaio.
Son cresciuta con le galline, per questo mi alzo presto e vado a letto presto. Ed è anche il motivo per cui sono stramba.
Perché le galline non sono cretine, sono strambe, che è assai diverso.
Mio papà e mia mamma mangiano solo cose auto prodotte.
La faccenda del KM Zero a loro fa sempre ridere.
Mio papà è il fondatore dei 100 metri, non oltre.
Poi usano la regola del baratto. Che ovviamente deve rispettare la stessa regola. Quella dei 100 metri, non oltre.
Per cui se tu hai conigli, mia mamma ti dà i polli, se tu hai il formaggio, lei ti dà le uova.
Al supermercato si va per i detersivi, il caffè, lo zucchero e il sale.
Basta. Perché sono le uniche cose che non riescono a fare in casa, o meglio, non c’hanno voglia, perché se gli insegno come funziona Google, secondo me in un battibaleno mettono su una serra per coltivare il caffè.
Le galline dei miei sono principesse, viziate, lunatiche e devote.
Il momento della pappa è straordinario. All’ ora stabilita parte un canto che neanche il coro della Fenice, e se in dieci minuti il pasto non è pronto, diventa un concerto degli AC/DC.
Poi ovviamente hanno tutte un nome e talune sono le affezionate della mia vecchia, altre del mio vecchio.
Ma poi c’è quell’intrigo che neanche Beautiful, niente, io non sono mai riuscita a seguire la trama, tanto è intricata. E’ tutto uno spostamento di galli e galline, perché si azzuffano, perché litigano come belve feroci, per cui agli umani è delegato il compito di trovare l’equilibrio. E i miei vecchi ci riescono sempre e mettono sempre pace nel grande pollaio, che è un grande appartamento con tutte stanze separate.
In una delle tante covate, successe una cosa rara, ma non inusuale. Erano tutti gialli i pulcini, una decina, non ricordo il numero preciso, ed uno nero. La mamma non lo voleva e lo stava uccidendo a beccate. Mia mamma non molla una covata neanche un minuto, così lo ha preso di corsa e portato in casa. Procedura normale e consueta. Cestino di vimini, copertina di lana e pappette con siringa. Ha allevato decine e decine di pulcini in questo modo.
Mamma chioccia surrogata.
Ma che ci fosse qualcosa di strano… si capì fin dalle prime settimane. Pitu, così si chiamava, saltava fuori dal cestino e seguiva mia mamma come… un cagnolino. Un’ombra.
Alla fine ci siamo ridotti così: Pitu mangiava sulla tavola con i miei.
Saltava, volava insomma, sul tavolo e prendeva ogni cosa che gli mettevano davanti. Poi Pitu ebbe il suo piatto.Tre coperti.
Poi Pitu non si accontentava più di seguirti, volava sulla tua testa, si appollaiava sui capelli, tu camminavi e lui restava lì. In equilibrio. Cosa che neanche le donne con l’acqua in testa…
Poi arrivò l’estate. Così andammo a comprare una pettorina per Pitu, per andare in Piave con una gallina al guinzaglio.
Temevamo potesse volare via. E Pitu era bravissimo al guinzaglio.
Ci guardavano strano eh, e noi ci divertivamo a dire ” Si è una gallina, e allora ?”.
Come fosse la cosa più normale del mondo, che poi in verità lo era. Per noi.
Poi un giorno Pitu cominciò a dimagrire, a perdere le piume.
Lui che era tutto nero e luminoso, cominciò a diventare grigio e spennacchiato. E morì.
E’ seppellito sotto una rosa rossa.
Mia mamma dice che Pitu è morto perché lei non lo aveva mai trattato da gallina. Lo aveva sempre trattato come un cane.
Ed invece Pitu era una gallina.
Ed io mi sono tanto interrogata su questa faccenda.
Perché Pitu ha vissuto una vita breve, ma bellissima. Si è divertito un sacco, ha viaggiato sulle teste di tanta gente, in auto, ha fatto il bagno nel fiume, ha mangiato ogni ben di dio, ha ricevuto milioni di carezze ed ora vive con una rosa rossa.
Se fosse stato una gallina, avrebbe vissuto di più, avrebbe fatto la vita da gallina. Una vita giusta. Sarebbe finito in pentola.
Prima o poi.
Pitu non ha mai fatto un uovo.
A Pitu parlavamo al maschile, ma era una gallina.
La sua mamma voleva ucciderlo.
La mia mamma per tanto tempo si è colpevolizzata di averlo ucciso.
La natura aveva un disegno. Mia mamma lo ha cambiato.
E abbiamo imparato una grande lezione.
La diversità non va isolata, o peggio ancora spettacolarizzata.
Sono nati altri Pitu dai miei vecchi.
Ma mia mamma, dopo averli svezzati li ha riportati nel pollaio. Quando erano grandi e potevano difendersi, li ha rimessi all’interno della loro vera famiglia.
Così quando ne nasce uno, mia mamma mi chiama :
“E’ nato un Pitu, ma non diventerà una rosa”.
Ed io lo so che ha ragione, davvero credetemi lo so, ma io ecco…continuo ad essere quel tipo di persona che vorrebbe vivere una vita così, da Pitu.







