Vi capita mai di prendere tempo e rimandare una cosa?
Chi manca all’appello nei racconti degli arrivi di questo
blog?
In verità colui che arrivò per primo.
Da cui tutto ebbe inizio.
In verità il punto è proprio questo. L’inizio.
Non ho voglia oggi di girare le spalle e guardare indietro.
Sono cose che ho scritto tante volte, in pubblico, in privato, a voce, con la
penna e con la tastiera.
Ora non ho più voglia di raccontare di quel giorno e di quel
cane.
Byron oggi non ha niente in comune con quel cane.
Oggi, se penso a Byron, in verità, sembrerà assurdo, penso
al suo odore.
La mia vita è intrisa di questo odore. Anche se lui non c’è.
Anche se tutto è fresco di bucato.
Sempre e comunque lo sento. Byron ha un suo odore da un
anno.
Prima aveva un odore che potevano avere anche altri cani. I
levrieri non hanno odore, profumano del bucato delle coperte dove dormono. Ma
Byron, Ora, ha il suo e solo il suo.
E questa cosa la adoro. Perché mi segue ovunque, perché mi
concretizza il pensiero che ho di lui, perché il giorno che non avrò occhi per
guardarlo e mani per toccarlo, avrò modo di sentirlo.
Io poi sono l’unica ad amarlo questo odore, per cui è una
cosa che non capisce nessuno e questo mi piace ancora di più.
E’ una cosa che amo quella di essere riconoscibili per un
dettaglio inequivocabile.
Unico.
Questa non è l’unicità più importante di Byron, la più
immediata, la più intensa.
Ma questo è il particolare che ora mi riporta immediatamente
a lui.
E che mi fa stare bene.
Sentirlo.
Solo io.
Lo







