Nella nostra casa non c’è la televisione.
Non c’è mai stata nella nostra vita.
Nella vita precedente ne abbiamo vista troppa.
Delle volte ci chiediamo dove troveremo il tempo per
guardarla.
Non ci basta neanche quello che abbiamo per fare tutto quello
che vorremo.
E senza televisione si dicono tante cose.
Una sera parlavamo guardando Happy. E ci interrogavamo su
quanto bello sarebbe stato darle una compagnia. Perché lei e i gigantoni di
casa sembravano non avere tanti
argomenti in comune.
Abbiamo fatto una domanda. Abbiamo ottenuto una risposta.
Goldie aveva bisogno di prendere aria. Di svagarsi un po’.
Di dimenticare quello stupido incidente che si era portato via un pezzetto
della sua coda. Aveva bisogno di un po’ di vacanza.
Goldie, fragile come un vaso di cristallo, malinconico come
Pierrot, ma dolce come mai nessun animale mi era capitato prima. Dotato di una
empatia fortissima, di un cocciutaggine profonda, di gesti lenti, ma
inesorabili.
Per mesi ci siamo parlati. All’inizio due lingue diverse.
Incomprensibili.
Ma il legame che stava nascendo era fortissimo, quasi
doloroso in qualche momento.
Troppo forte. E nessuno capiva cosa realmente stesse
accadendo fra noi.
Succedeva che stavamo parlando la stessa lingua.
Dopo tanti giorni bui, improvvisamente tutto si è
illuminato.
Goldie è il nostro “Bambino
Indaco”.
Non importa se non esistono. Non siamo riusciti a trovare
nessun’altro modo per descriverlo.
Lui è impossibile da descrivere. Impossibile da raccontare.
Con Goldie bisogna vivere. Ogni attimo, ogni sguardo, ogni
lentissimo gesto.
Lui è così diverso. Così immenso da spaccarti a metà quando
allunga la zampa per darti il suo aiuto o per chiederlo. Sempre sottovoce.
Sempre con gesti lenti e leggeri. Carezze.
Goldie guardato tanti anni solo perché bellissimo, in verità
è una creatura che emana energia.
Quel genere di energia che hanno i “Bambini Indaco”.
E noi ogni giorno ringraziamo la televisione.
Se l’avessimo avuta, Goldie non avrebbe mai potuto
illuminarci come sta facendo.
Lo








